Unità cinofilo da soccorso: tanto impegno e massima fiducia

L’ unità cinofila da soccorso è la coppia conduttore-cane, il conduttore non è necessariamente il proprietario del cane…..ma il rapporto tra conduttore e cane in questo tipo di lavoro deve essere strettissimo e la fiducia reciproca massima. Per diversi motivi:

· prima di tutto perché si andrà ad operare in condizioni difficili, spesso estreme, in cui l’animale dovrà quasi sempre lavorare libero.
La fiducia nel conduttore aiuta il cane a superare stress, fatica e a volte paura (es. quando la terra trema).
Il conduttore che conosce profondamente il carattere, la preparazione e le reazioni del proprio cane è l’unico che può impiegarlo con successo e sicurezza in ricerca reale.
· Lo stretto rapporto uomo-cane motiva molto l’animale nel lavoro: si pensi per esempio che al cucciolo viene insegnato a cercare il disperso proprio facendo nascondere il conduttore.
Ovviamente l’affetto ed il rapporto che legano cane e uomo devono essere tali da indurre il cane ad ignorare le distrazioni (altri cani e persone sempre presenti, odori diversi) e tentare di raggiungere il suo Dio-in-terra.
· Tutto il lavoro di addestramento del cane è basato sul piacere di lavorare insieme la conduttore: che sia costituito dalla carezza, dalla lode verbale, dal gioco il “premio”, è la chiave di volta per imparare se ad elargirlo è l’amato capobranco.

Va detto che se un buon rapporto di fiducia è la base per iniziare un buon lavoro, esso crescerà comunque nel corso del tempo grazie alle tante ore passate insieme. Spesso si lavora, si riposa, si viaggia insieme. Ecco, una cosa fondamentale da mettere in preventivo è tanto lavoro.
Durante l’addestramento, che si conclude con l’esame attitudinale (cui dovrebbe seguire l’operativo), ma anche dopo va mantenuto l’allenamento e si deve partecipare alle esercitazioni periodiche.
L’emergenza vera, quella della tachicardia, scatta in genere o in piena notte o alle 11 di mattina …bisogna essere pronti per prestare soccorso!

COME SI LAVORA COL CANE DA RICERCA DI PERSONE DISPERSE IN SUPERFICIE?
Esiste un “protocollo” comune per tutti gli istruttori che preparano unità cinofile da soccorso: è costituito dalle prove che le unità devono superare nel corso degli esami “attitudinali” prima e di quelli “operativi” poi (se effettuati).
E’ una specie di controllo che giudici riconosciuti Enci fanno sulla preparazione del binomio e sulla sua capacità d’intervento in caso di calamità.
Si lavora sul cane essenzialmente in due modi: preparandolo a seguire la traccia odorosa di un disperso e rendendolo perfettamente controllabile in ogni momento dell’operatività attraverso una serie di esercizi di obbedienza e di “palestra”.
Gli esercizi di ricerca cominciano, possibilmente quando il cane è ancora cucciolo, si fa nascondere il conduttore a pochissima distanza, sfruttando l’attaccamento del cane nei suoi confronti, mentre un’altra persona lo guida nella ricerca.
Quando il cane trova viene abbondantemente ricompensato con la voce, le carezze, il cibo, il gioco, a seconda del suo temperamento e delle sue preferenze.
A poco a poco si allungano la distanza e la complessità della ricerca e si inseriscono disturbi (altre persone o animali che il cane deve ignorare).
Si sostituisce poi il conduttore con finti dispersi sempre diversi e si insegna ai cani a lavorare a gruppi, cercando il massimo affiatamento tra gli animali che collaboreranno nella ricerca.
In ogni caso è un lavoro impegnativo, ma gratificante per il cane, che quasi sempre lavora libero, svolgendo un’attività per la quale è naturalmente dotato: se si ha cura di frequentare terreni e ambienti diversi si terrà sempre vivo il suo interesse.
La costrizione è totalmente assente: a differenza del lavoro “da gara”, in cui deve seguire la traccia precisa col naso a terra, in soccorso il cane è libero di usare il suo fiuto ed il suo discernimento per arrivare al disperso.
Infatti il tempo che sempre intercorre tra l’evento e la chiamata delle unità fasì che la traccia divenga più labile e le particelle odorose vengano trascinate dai venti. Spesso piove, così il cane è costretto a seguire tracce labili ed alzare spesso il naso per percepire magari il “cono d’odore” che emana dalla persona e si assottiglia con la distanza.
Il lavoro sul campo d’addestramento è altrettanto importante….si inizia ovviamente con la socializzazione per arrivare agli esercizi di obbedienza veri e propri verso i sei mesi, quando comunque il soggetto è maturo per questo.
Tali esercizi sono in parte simili a quelli che si insegnano ai cani impegnati in agonistica: la condotta con e senza guinzaglio, il seduto, il terra durante la marcia e libero per alcuni minuti, l’invio in avanti.
La differenza fondamentale consiste nel fatto che non si pretende dal cane massima precisione e velocità di esecuzione particolari: lo scopo è quello di averlo sotto controllo in ogni situazione e quindi non importa se si siede un po’ storto o non si scaraventa a terra.
I tempi sono quelli del binomio uomo-cane, che deve essere comunque molto affiatato.
Non si pensi che questo lavoro sia per questo di minor valore, anzi.
Si cerca di ottenere un’obbedienza non passiva né meccanica, ma spontanea e gioiosa, sfruttando come unico sistema il rapporto col conduttore ed il premio (bocconcino, pallina, carezza ecc.).
I sistemi possono leggermente differire a seconda dell’età e dell’indole del cane: sono comunque banditi quelli violenti.
Se è vero che ci deve essere un corretto rapporto gerarchico uomo-cane, la sottomissione ottenuta con la forza e la paura in protezione civile non serve: un cane così addestrato non avrebbe mai la motivazione per compiere un buon lavoro col proprio conduttore.

Questo e tanto altro vedremo nella dimostrazione pratica di ricerca in superficie domenica 2 ottobre dalle ore 11.00 al Capannone di A-Team System Centro Cinofilo